Interviste
Repubblica di ANNA BANDETTINI – Spettacoli nazionale (stralcio dell’articolo)
prime donne: Lucia Minetti – I misteriosi occhi azzurri della ragazza del fado
Con quegli occhi azzurri e dolci, lo sguardo soffice, il viso bello e tondo, potrebbe anche nascondere crudeli propositi che nessuno se ne accorgerebbe. Fosse una voce pop, poi, le basterebbe buttarla sul sexy per fare colpo. Invece veste abiti semplici e lineari e canta solo gli autori che vale la pena chiamare così. Lucia Minetti è la nostra Ute Lemper, il tipo di cantante impegnata stile Juliette Greco. Dicono di lei: “è la migliore nuova interprete della canzone d’ autore”. Seconda figlia di una famiglia di intellettuali della Torino “buona” e illuminata con un colpo di genio anziché ripercorrere la strada dei suoi (filologo il padre, editor la madre, assistente sociale con due lauree la sorella) da bambina decide di fare la cantante. Così, ai tempi faciloni che ci sono, al clima svampito del mondo dello spettacolo, oppone un professionismo severo e una disciplina sabauda. “Studio tutti i giorni e per tenermi in allenamento, corro. Quando ero ragazzina siccome andavo bene negli 800 metri su pista, pensavo di fare davvero l’ atleta. Mi è rimasta quella manìa. Adesso che abito a Milano mi manca il fiume che avevo a Torino, ma vado al parco. Il risultato assicura incide sul controllo vocale. Si direbbe anche sul suo aspetto.
Come se la cava in un mondo di maschi come quello della musica jazz’“I miei colleghi uomini? Sono miracolosamente rispettosi e galanti. E poi nel jazz come nella musica d’ autore ci sono regole chiare: devi dimostrare di essere lì perché ci sai fare, non perché sei carina”.
Dura. “No, al contrario. Sono una entusiasta, piena di energia non una dura. Sento che le cose le devi conquistare e dunque sono tenace. Soprattutto, sono convinta che il fascino di una persona è il bagaglio che si porta dietro, non due occhi azzurri. E’ i libri che leggi, gli interessi che hai, la saggezza che coltivi. E’ così che si diventa belle. Ma la strada è lunga”.
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Intervista TGCOM-Il talento di Lucia Minetti-ospite a Jazzmeeting-Giancarlo Bastianelli (stralcio dell’articolo)
Lucia Minetti è una cantante amatissima per la grande qualità ed eleganza, il timbro magico della sua voce, una spiccata personalità e la grande intelligenza interpretativa. E’ la solista prediletta di grandi autori di area jazza, classica, contemporanea, canzone d’autore e di grandi scrittori che hanno scritto musiche e testi per le sue canzoni. Ha tenuto concerti e tour in Grecia, Tunisia, Marocco, Singapore, Thailandia, Australia, Germania, Svizzera, Francia, Belgio, Lussemburgo, Ighilterra, Indonesia, Messico.
Sperimenti vari generi musicali senza rinunciare però mai alla melodia…Le belle melodie sono miele da cantare, piacere puro. La melodia deve essere leggibile e un brano per piacermi deve arrivare subito per prima cosa a me. E’ una questione d’incanto, di innamoramento. Devo sentire che potenzialmente potrebbe scolpirsi nell’aria.
Come scegli i brani dei tuo repertori?Seguendo il mio istinto, mi lascio guidare solo dal cuore e dalle emozioni. Come a infilare le perle di una preziosa collana.In fondo le canzoni sono come gemme preziose, e come tali vanno trattate.
Cos’è la musica per te? E’ un veicolo di emozioni, dolci segreti e verità, che permette di identificare se stessi per poi condividere questa emozione con chi si ama. E la condivisione non svuota anzi riempie, rinnova, riequilibra.
Cosa senti che ti contraddistinge, cosa non è mai cambiato in te? La mia capacità di meravigliarmi, la curiosità, il fatto che mi pongo delle domande.
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Intervista GLAMOUR Di Francesca Giorgetti – IL JAZZ E’ UNA LOVE SONG (stralcio dell’articolo)
Lucia minetti riscopre i brani più famosi di Gershwin e Porter. E va alla ricerca della perfetta canzone d’amore.Ha interpretato classici jazz con una voce calda, profonda, sensuale.Così Lucia Minetti, trentenne romana, torinese d’adozione, sta conquistando anche il grande pubblico. Nel cd Elle (velut Luna) canta George Gershwin e Cole Porter, Over the rainbow ma anche Smoke gets in your eyes. E a marzo si esibisce live
Elle come Lucia? E come “lei” in francese. Canto pezzi jazz come canzoni d’amore, li rileggo come fossero stati scritti oggi.
Nessuna paura nel confronto con gli originali?No, ho fatto il cd con passione, ironia, divertimento.
Cos’è il jazz per te?Una musica che incanta, stupisce, prende la pancia.
Chi sono i tuoi interpreti preferiti?Dianne Reeves e Peter Gabriel. Nella lirica Marylin Horne e Maria callas.
Sei attenta al look sulla scena e fuori?Si, aggiungo al mio look essenziale, fatto di dolcevita-tubino-stivale nero pezzi anni 60. canto sempre in lungo, con abiti di sartoria.
Il tuo ottimismo è carattere o allenamento?Coltivo molto i sentimenti, importantissimi per chi canta.
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Intervista a Lucia Minetti sulla rivista SUONO Di Sergio spada (stralcio dell’articolo)
Il tuo ultimo disco sembra esaltare il valore della canzone, nel senso più autentico del termine ed anche il più ricercato). Sei d’accordo?La forma canzone da sempre mi affascina molto. Trovo molto interessante, sia per un’interprete che per un autore, l’idea di poter veicolare e trasmettere in un tempo così breve significati importanti, con grande incisività espressiva ma con la levità che una canzone in sé deve avere. Trovo molto affascinante quando si riesce ad affrontare argomenti vasti, giganteschi, così coinvolgenti per tutti, i grandi temi come l’amore per esempio, (di certo uno dei più gettonati nei testi delle canzoni) in maniera non banale, senza retoriche ingombranti. Credo che si rischi di lasciare dei segni forti nella memoria di tutti in soli tre minuti e mezzo. Ed è successo con alcune grandi canzoni del passato, a volte di una semplicità disarmante e insieme di una forza totalizzante, commovente.Tanto per citarne alcune, che però sono giusto le prime che mi vengono in mente, semplicemente alcune tra quelle che amo di più cantare: Je ne t’aime pas di Kurt Weill, Ma l’amore no di D’Anzi, Pierre di Barbara, Ne me quitte pas di Jaques Brel, Lagrima di amalia Rodrigues e rispetto al repertorio di Luz: Coraçao vagabundo di caetano Veloso,As rosas nao falam di Cartola che a un certo punto dice : in realtà le rose non hanno odore, semplicemente esalano il profumo che rubano da te…..cosa aggiungere?
Ti consideri un’interprete del repertorio jazz, della musica popolare colta o una voce duttile capace di interpretare cose molto diverse? Il jazz mi ha formato. E’ una musica da cui si impara per tutta la vita, una musica meravigliosa che ti permette un grande margine di libertà attraverso l’improvvisazione, che è un momento fortemente creativo. Il jazz incanta, stupisce, prende la pancia. Non ho voglia di abbandonarlo. Piuttosto sono da sempre curiosa verso altre musiche come la musica popolare, il folk di tutto il mondo e certa musica contemporanea. Ho scelto una strada del tutto personale, mia che passa per la musica colta, i grandi autori di oggi e di ieri, la musica popolare, le collaborazioni con musicisti di area jazz, classica, contemporanea e pop, in un tessuto in cui non si vuol fare discriminazione tra musica colta e musica popolare. Le due cose si mescolano nobilitandosi a vicenda e trovando un nuovo modo per avvicinarsi al pubblico, in maniera diretta e più comprensibile. Scelgo molto accuratamente i brani da cantare e sono molto attenta agli arrangiamenti, che sono uno dei punti di forza in un disco. Devono essere molto raffinati e di gran gusto.Io mi ritengo un’interprete pura. Un’interprete di canzoni belle, semplicemente questo, alle quali cerco di non togliere nulla della loro originale bellezza. Le porto semplicemente con me nel mio mondo, nel mio immaginario come tante perle di una preziosa collana.
Quanto conta nella tua formazione di un interprete l’influenza di qualche altro musicista con cui hai lavorato?(E’ importante per te il sodalizio con Giorgio Gaslini e che sviluppi avrà ancora?)Ho avuto la fortuna di collaborare con musicisti di grande esperienza e bravura. Da ognuno di loro ho tentato di rubare qualcosa, per così dire. Quello con Giorgio Gaslini senz’altro è stato un incontro importante nella mia vita artistica. E’ uno dei miei maestri e pertanto i suoi consigli sono stati determinanti per alcune mie scelte. D’altra parte è stato ed è un musicista di riferimento per molte generazioni di giovani. Io sono cresciuta, continuando con la mia carriera di solista ma la collaborazione continua e si concretizza nel cd ELLE, uscito lo scorso anno per Velut Luna e distribuito da IRD.Si tratta di un american songbook che comprende grandi brani come over the rainbow e My Funny valentine e sta andando molto bene come vendite e come recensioni. Nella situazione in cui si trova il mondo della discografia mi ritengo molto fortunata di questo risultato e moderatamente soddisfatta.
sappiamo che non ti limiti a cantare, essendo anche impegnata per una tua etichetta e nell’organizzazione di concerti e rassegne. Sei molto presa anche da questi aspetti della tua attività?Io vivo di concerti. Cinque anni fa mi è stato chiesto di occuparmi della direzione artistica di una rassegna che si svolge al Circolo della Stampa di Milano.Si tratta di una sede prestigiosa, Palazzo Serbelloni, in Corso Venezia. Nella preziosissima sala tutta stucchi, stata dimora di napoleone, si sono alternati nelle varie edizioni musicisti del calibro di Enrico Rava, Paolo Fresu, Giorgio Gaslini, Danilo Rea, Stefano Bollani, Gianluigi Trovesi, Gianni Coscia e molti altri… il mio è un ruolo divertente, sempre a contatto con musicisti di grande bravura, appartenenti a diverse generazioni, e con i loro progetti artistici, molto interessanti. Ho imparato molto da ognuno di loro. Il pubblico segue partecipe e affezionato questa piccola rassegna, dal titolo “Jazz & Press”.
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Intervista sul sito ITALIAN JAZZ MUSICIANS IJM (stralcio dell’articolo)
IJM: Che ne pensi del jazz italiano attuale?Che andrebbe più e meglio finanziato e seguito: le programmazioni a volte sono troppo prevedibili. Manca una figura professionale che all’estero già esiste e che io traduco a spanne con “operatore culturale” che si occupi non tanto di organizzazione quanto piuttosto di mediazione culturale con grande purezza d’intenti e professionalità nel rispetto reale di musicisti, pubblico e della musica in generale. Operazione ciclopica più che culturale, mi rendo conto, ma bisogna pur che qualcuno scelga progetti sempre nuovi, dia al jazz italiano il giusto spazio e soprattutto combatta le aride regole del mercato, no? L’oscuro mostro di sicuro non fa poi molta simpatia a nessuno e considerato che, sappiamo, non è influenzato dai reali gusti del pubblico ma anzi subdolamente li influenza, vorrei si parlasse invece di idee e di progetti, riumanizzando un po’ la questione! Mi fermo qui per non sembrare la figlia segreta di Nanni Moretti.Provo a essere fiduciosa. Alla fine vivere è sempre un atto di coraggio.
IJM: Parlami dei tuoi progetti attuali.-Malìa, lavoro dedicato all’incontro fra jazz e fado portoghese, in sestetto con Mauro Negri, Furio di Castri, Gianluca Petrella, Marco Remondini e il chitarrista classico Emanuele Segre. Malìa ha già ottenuto vari riconoscimenti tra cui il Patrocinio della’Ambasciata del Portogallo a Roma in occasione del suo debutto. Il CD è appena uscito per l’etichetta Eau de Musique con distribuzione IRD e in vendita anche su questo sito.-La direzione artistica della rassegna “Jazz & Press” al Circolo della Stampa di Milano.-Il duo con Gianni Coscia “Altre Spezie” su testi di Saverio Paffumi.-Il lavoro che Roberto Bonati ha composto per la mia voce sulle liriche del poeta Attilio Bertolucci con Stefano Battaglia, Mario Arcari, Riccardo Luppi, Fulvio Maras, Vincenzo Mingiardi e lo stesso Bonati. Appena uscito per MM Records, distribuzione IRD.-Il duo con Giorgio Gaslini (Arkadia-Agorà).Nell’aria c’è anche altro.Mi ritengo fortunata e onorata di lavorare con musicisti di tale caratura artistica. Cantare sempre meglio è forse il progetto più importante, ho ancora moltissimo da imparare.
IJM: Non ti spaventa il confronto con Amalia Rodrigues?Quando è scomparsa nel 1999 e il mondo le ha tributato tutti gli onori, mi sono resa conto che non la conoscevo abbastanza, come interprete. Ho voluto ascoltare o riascoltare tutti i dischi che sono riuscita a trovare. E’ nata una grande passione per quelle stupende canzoni, e un amore per Amalia. Ma io sono una cantante con un’esperienza musicale e di vita molto diversa, quindi con Malìa ho voluto rivisitare il fado sulla ali del jazz. C’è un dolore che odiar non puoi, come dice la canzone che dà il titolo al CD; è il dolore della nostalgia, dei ricordi struggenti, delle cose belle e allegre, ma lontane nello spazio o nel tempo. Un dolore maliardo che ha ispirato tanto il fado quanto il jazz. Quindi non imito Amalia, né canto il fado come le giovani e brave cantanti portoghesi che si sono assunte il difficile compito di raccolglierne l’eredità. Con Di Castri e Negri, autori degli arrangiamenti, abbiamo cercato di offrire una lettura diversa, come dire: guarda dove si può arrivare con quelle melodie geniali, con quelle atmosfere. Ma con grande rispetto, senza tradirne lo spirito, senza banalizzarlo.
IJM: Un saluto agli utenti di IJM.Ciao e …alla prossima.
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Un Té con
Incontro Lucia Minetti nella sua casa milanese, un piccolo appartamento dai colori tenui, luogo di rifugio, di riposo, di studio. Libri, luci delicate, oggetti scelti con cura. Ci sediamo sul divano bianco e beviamo un tè alla vaniglia. Bollente.
Quando Lucia Minetti scopre la musica….
La mia famiglia si è sempre occupata di cultura, mia madre è editor e mio padre è professore universitario. Io ho sempre potuto muovermi in grande libertà, scegliendo una strada, per l’appunto, diversa. Perché cantare è sempre stato il mio pallino. Ho cantato nelle formazioni di musica antica, un tipo di vocalità che ancora oggi amo molto, per quelle voci cristalline, ferme, senza vibrato… E poi è arrivata l’età del rock, U2, Peter Gabriel, Springsteen, e anch’io - come hanno fatto tanti - cantavo in una piccola band con gli amici.
E poi?E poi … l’incontro folgorante col jazz. E poi lo studio.E poi le opportunità: a 22 anni ero in tournée, con Giorgio Gaslini.
Il primo pensiero di Lucia Minetti al risveglio?C’è il sole?
Cosa”usa” Lucia Minetti per cantare, oltre alla voce?Lo studio, l’ottimismo, la determinazione, l’ascolto degli altri. Coltivo molto i sentimenti, fondamentali per vivere e per cantare. In questo momento sono piuttosto serena ma il jazz si nutre anche delle “note blu” quelle che attingono alla complessità della vita…
Come ama vivere Lucia Minetti quando non lavora?Nei giorni in cui sono a Milano, vado in bicicletta a far colazione, leggo il giornale e poi mi dedico allo studio. Mi piace occuparmi della mia nuova casa; adoro curiosare nei negozi e nei mercatini d’antiquariato. Mi piace molto viaggiare e quando non posso partire viaggio attraverso i libri. Amo leggere. E poi cucinare, stare con le persone che mi vogliono bene, andare al cinema, a correre o in piscina. Mi piace occuparmi di me, fare massaggi, andare dall’osteopata, per togliermi lo stress.
Lucia Minetti è una cantante jazz, ma anche una interprete della musica popolare colta o…Il jazz è una musica da cui si impara per tutta la vita e che permette grande libertà attraverso l’improvvisazione. Il jazz incanta, stupisce, prende la pancia. Io ho scelto una strada trasversale che passa per la musica colta, i grandi autori di oggi e di ieri, la musica popolare, le collaborazioni con musicisti di area jazz, classica, contemporanea e pop, in un territorio in cui non c’è discriminazione tra musica di serie A e di serie B. Mi ritengo un’interprete di canzoni belle, semplicemente questo, alle quali cerco di non togliere nulla della loro originale bellezza. Canzoni che porto con me, dentro di me, come tante perle di una preziosa collana.
La migliore virtù e il peggiore difetto di Lucia Minetti… visti da un uomoLa sincerità, anche a caro prezzo. Quando sento di dover chiudere una storia non torno indietro. Il peggior difetto è l’impulsività, ma… così si movimentano le giornate. No? Sorride. Sorridono anche i suoi occhi verdi. La tazza di tè è finita.
Ne riparleremo, dico, salutandola.
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